Guide - Manuale Osservativo

Costruire un piccolo radiotelescopio

A distanza di circa sessant’anni dalla nascita della radioastronomia, la tecnologia elettronica di oggi permette anche agli astrofili di dotarsi di nuovi strumenti per indagare l’universo. Con l’impiego di un radiotelescopio, anche se modesto, è possibile spaziare nuovi orizzonti fino a qualche anno fa, impensabili.

Il progetto

Figura n. 3 - Schema a blocchi dell’interferometro
Figura n. 3 - Schema a blocchi dell’interferometro
In pratica lo strumento (fig. 3) è stato assemblato con materiale che l’autore già possedeva, ed essendo un radioamatore ha dovuto solamente autocostruire alcune parti, come ad esempio l’elaboratore dei segnali che escono dal ricevitore. Le antenne sono due “yagi” a cinque elementi, adatte a funzionare alla lunghezza d’onda di due metri. Gamma riservata agli radioamatori. Segue un preamplificatore che impiega un componente modernissimo allo stato solido (GaAsFet) capace di amplificare i deboli segnali di milioni di volte con una cifra di rumore bassissima. Il ricevitore, pure autocostruito, si compone di un convertitore che registra e converte la lunghezza d’onda di due metri seguito da una media frequenza a 30 Mhz. La rilevazione è a modulazione d’ampiezza con la banda passante di circa 500 Khz (500.000 cicli al secondo).
Con una banda passante così larga è stato possibile registrare la nebulosa del Granchio, uno fra gli oggetti più deboli per strumentazioni amatoriali. L’unica condizione inevitabile per lavorare, è la necessità d’installare lo strumento in luoghi dove le interferenze prodotte dalle emittenti radiotelevisive siano possibilmente assenti. Quando lo strumento è sistemato, come in questo caso, nell’immediata periferia della città, diventa obbligatorio impiegare una banda passante ridotta che, anche sacrificando una buona parte dell’informazione, nel caso del sole attivo, permette ancora l’osservazione.
Figura n. 4 – Schema fase Switch
Figura n. 4 – Schema fase Switch
Il segnale prelevato dal ricevitore viene ora inviato nell’elaboratore (schema di fig. 4 e 5) per essere, come si è detto, separato ed infine integrato. A questo punto è disponibile per essere registrato mediante un voltmetro su un registratore a carta o, meglio ancora, con l’impiego di un computer opportunamente interfacciato.

Figura n. 5 – Schema Phase Switching Radiometer Back End
Figura n. 5 – Schema Phase Switching Radiometer Back End

Una volta registrati sul dischetto, i dati possono essere successivamente elaborati. Tutto il materiale impiegato, escluso l’elaboratore dei dati, può essere acquistato già pronto, come nel caso delle antenne e del ricevitore, pronto in un kit da assemblare come nel caso delle antenne e del ricevitore. L’alimentazione richiesta è di ±12 volt in corrente continua.
Con l’impiego di due accumulatori tutto l’impianto diventa portatile così da poter essere installato, ad esempio durante i fine settimana, in località dove le interferenze radio Tv sono attenuate e dove sia possibile adottare basi da 20 o più metri ottenendo maggiori risoluzioni.

L'interpretazione dei dati

In radioastronomia, le misure vengono calcolate in watt per metro quadrato per hertz, ma poiché l’energia delle onde prodotte dalle radiosorgenti è molto esigua, in pratica si usa un sottomultiplo chiamato unità di flusso (FU) ovvero Jansky, dal nome di un pioniere della radioastronomia che corrisponde a 10-26 W m² Hz-1 (cioè Watt per metro quadrato, per hertz).
Nel caso del sole però, la densità di flusso è misurata in SFU, ossia in unità di flusso solare equivalente a 10.000 volte il valore di Jansky.
Per risalire a queste unità di flusso è però necessario conoscere la cifra di rumore prodotta dall’intero impianto, in caso contrario le misure raccolte potranno essere utilizzate solamente come termine di paragone. Uno dei metodi consiste nel registrare alcuni passaggi di Cassiopea A, che è un residuo di supernova, il cui flusso ha un’intensità che, per noi terrestri, è secondo solamente al nostro sole, dopodichè sarà sufficiente, utilizzando le misure già effettuate dai vari osservatori radioastronomici per la stessa frequenza, trasformare le proprie letture in unità di flusso.
Un secondo metodo consiste nel simulare una sorgente cosmica utilizzando generatori di rumore rigorosamente tarati. Con queste operazioni viene stabilito un parametro chiamato “temperatura equivalente d’antenna“. Per meglio chiarire il concetto si supponga di sostituire le antenne con una resistenza di valore uguale all’impedenza; questa resistenza prenderà il nome di “resistenza di radiazione“ perché un conduttore qualsiasi posto ad una temperatura T dissiperà una potenza che dipenderà solamente da T.

Figura n. 6 – Relazione tra frequenza ed i vari strati della superficie del Sole
Figura n. 6 – Relazione tra frequenza ed i vari strati della superficie del Sole

Se il nostro ricevitore è sensibile tanto da ricevere il rumore prodotto dalla resistenza, sarà anche in grado di ricevere il rumore proveniente da quella zona di cielo sulla quale saranno puntate le antenne. Questo rumore si chiama appunto temperatura equivalente d’antenna. Diminuendo la lunghezza d’onda, questa temperatura diminuisce fino a circa 1.000 Mhz, stabilizzandosi a circa 3 K.

Osservazioni Solari

Sulla lunghezza d’onda di due metri si osserva la parte alta della corona che si estende per tutto il sistema solare e oltre (fig. 6). Se fosse possibile sostituire la vista con le onde radio il sole apparirebbe molto più esteso che nel visibile. A questa lunghezza d’onda la corona solare arriva a circa un milione di gradi e, a queste temperature, è anche responsabile della sua emissione radio. Con una risoluzione di circa 10° appare come una sorgente puntiforme da cui verrà misurata la brillanza media, in quanto la radiazione incidente sarà quella proveniente contemporaneamente da quasi tutte le zone emittenti.

Tabella n. 3 – Prospetto dati dei valori registrati nel mesi di aprile 1992
Tabella n. 3 – Prospetto dati dei valori registrati nel mesi di aprile 1992
Figura n. 7 – Grafico valori massimi registrati nel mese di aprile 1992
Figura n. 7 – Grafico valori massimi registrati nel mese di aprile 1992

Le osservazioni possono essere diverse, ma in prevalenza sono quelle della misura della brillanza, perché gli altri fenomeni che si verificano non sono di facile interpretazione per un dilettante, che, se appoggiato da qualche osservatorio professionale, può aggiungere sempre nuove ed interessanti cognizioni aumentando il proprio bagaglio conoscitivo.
Le osservazioni effettuate durante tutto il 1992, hanno permesso di compilare dei grafici che illustrano le medie giornaliere di ogni mese (fig. 7, tabella 3); in questo modo è già possibile confrontare l’attività del radiosole abbinandola con quella ottica.

Figura n. 8 – Evidenziazione di picchi dovuti a brillamenti.
Figura n. 8 – Evidenziazione di picchi dovuti a brillamenti.

La prima osservazione da fare è che non sempre il flusso radio corrisponde con la presenza di piccoli o estesi gruppi di macchie; inoltre, quando l’attività è intensa, le registrazioni si protraggono più a lungo, come se il sole apparisse molto più esteso, originando un numero di frange doppie.
Se il sistema ricevente è sensibile e tarato bene, si possono registrare brillamenti anche non molto intensi che sul grafico danno origine a dei picchi più o meno marcati (fig. 8).

Quando sono in atto tempeste di rumore diventano udibili, con grande approssimazione attraverso l’altoparlante del ricevitore, come onde che si infrangono col mare in burrasca.

Programma registrazione dati

Nella presentazione dei programmi di memorizzazione e archiviazione dei dati raccolti, informiamo i lettori che l’esperienza osservativa è stata fatta in un periodo in cui gli strumenti informatici usati erano ancora nel loro primo sviluppo tecnico, per cui l’esposizione degli strumenti e le metodologie sono sicuramente superate, ma indicheranno comunque una piattaforma metodologica utile per impostare un corretto lavoro osservativo completo e professionale.

Nel realizzare un programma per la memorizzazione e visione tramite personal computer dei dati provenienti dall’interferometro, abbiamo fatto delle valutazioni di tipo tecnico-pratico tra la soluzione che avevamo in atto e quella che volevamo attuare.
L’esperienza che avevamo acquisito ci permise di affrontare con una certa tranquillità questo progetto. Si partì con una situazione di registrazioni dati che per la fase iniziale d’esperienza fu ricca di conoscenze, sia della fenomenologia dei dati da registrare che delle tecniche strumentali usate. Queste ci convinsero, anche se raggiungemmo un buon risultato, a fare il passo successivo poiché i vincoli legati al tipo di hardware di cui disponevamo non ci permisero d’avere la garanzia di un dato sempre omogeneo. Tra questi, il fatto che si registrò i dati in forma semi automatica tramite un registratore a carta usando un personal computer TRS 80 per la stampa dei dati, spesso, evidenziò il problema che la traccia grafica del registratore era troppo chiara, oppure l’inchiostro si solidificò nel pennino così da perdere tutto il segnale.

A volte l’attrito del pennino sulla carta non ci permetteva la registrazione delle piccole variazioni o, per un segnale molto forte che mandava lo strumento in saturazione, poteva causare il suo blocco all’estremità della carta. Per la contabilità delle medie, il segnale era interfacciato al TRS 80, che, tramite un programma in BASIC, inviò alla stampante l’ora e i valori espressi in Volt.
Tutti i calcoli delle medie giornaliere e mensili si fecero manualmente con grande perdita di tempo, rendendo complicato anche mantenere un archivio storico dei dati in forma cartacea non di facile utilizzo. In contrapposizione al metodo che si utilizzò, avevamo chiaro che, se i dati fossero stati registrati tramite un Pc e memorizzati su un dischetto, avremmo avuto dati più coerenti, liberi da influenze meccaniche, di facile consultazione per il confronto con altri dati, ma soprattutto contenuti in archivi più piccoli con maggiore possibilità di distribuzione e consultazione a chi fosse interessato per eventuali analisi.
Nel tracciare le linee di che cosa volevamo ottenere dal software, abbiamo tenuto conto durante l'implementazione, oltre al fatto di voler registrare i valori in ingresso ogni secondo, di avere la massima garanzia di acquisire qualsiasi variazione nel segnale, di limitare tale registrazione ad un massimo di dodici ore consecutive e di stabilire l’ora d’inizio e fine registrazione. Inoltre si voleva che i dati registrati fossero individuabili nel contenuto dal nome che veniva assegnato, avere la possibilità di calcolare le medie ed i picchi sia massimi positivi che negativi, ma soprattutto avere dei risultati grafici sia in stampa che a video per poterli confrontare, non ultimo quello di usare il software su qualsiasi PC di vecchia o nuova generazione.
Pertanto nella registrazione del programma, oltre a vantaggi evidenti, abbiamo tenuto conto di alcuni vincoli hardware e software importanti. Avevamo recuperato un PC portatile di prima generazione con schermo a cristalli liquidi e risoluzione CGA, corredato da due floppy da 3½ ,720 K, senza disco rigido e senza possibilità d’inserimento di schede d’espansione. L’uso di questo Pc non doveva pregiudicare l’eventuale uso di altri sistemi con risoluzione grafica EGA-VGA, e soprattutto, per l’analisi, la necessità di archiviare in modo ordinato i dati registrati memorizzandoli in un unico dischetto per ogni mese di registrazione unitamente all’esigenza di non modificare l’interferometro nelle sue funzioni di base, che già risolveva egregiamente il suo compito, per adattarlo alle nuove esigenze della scheda di conversione A/D.
Tenendo conto di quanto detto, s’è modificato solo l’amplificatore dell’interferometro eliminando il potenziometro del guadagno. Questo perché il segnale d’uscita dell’interferometro varia normalmente da ± 10 V a un segnale d’ingresso molto elevato che può raggiungere i ± 80 V. Questo segnale è legato al coefficiente di amplificazione dell’apparecchiatura e al segnale d’ingresso d’antenna, quindi abbiamo tarato il sistema con valore quattro di amplificazione, settabili manualmente, per adeguarci al meccanismo di amplificazione usato nel software. Tenendo presente queste caratteristiche dell’interferometro è necessario ricercare sul mercato una scheda di conversione analogico-digitale che rispondesse alle nostre necessità e cioè che avesse la possibilità di gestire un segnale d’ingresso di ± 10V e che fosse possibile sfruttare la porta seriale o parallela del Pc per poter, tramite programma idoneo, memorizzare i dati digitalizzati. Tra l’altro non è facile trovare schede di conversione con queste caratteristiche, generalmente si trovano schede da inserire negli slot del Pc e con tensioni d’ingresso di 2 volt. La soluzione del nostro problema è avvenuta quando è comparso sulla rivista Progetto di Elektor n° 11/12 del 1990 l’articolo su di un convertitore A/D-D/A, via Centronics.

Leggendo l’articolo, la scheda proposta ci è sembrata idonea per lo scopo che ci eravamo prefissati; infatti il convertitore ha le seguenti caratteristiche:

  • Conversione A/D a 8 bit.
  • Tensione d’uscita ± 5V.
  • Tempo di stabilizzazione 1 µs circa.
  • 3 riferimenti di tensione per la conversione.
  • Convertitore A/D a 2 canali.
  • Sensibilità d’ingresso regolabile.
  • Visualizzazione a LED per lo stato delle linee Centronics ed I/O.

Comunque, per ulteriori chiarimenti e specifiche, si rimanda alla lettura dell’articolo della rivista
Se in ingresso della scheda A/D si ha come tensione massima ± 10V e con coefficienti di amplificazione tarati come descritto precedentemente, avendo il nostro dato a 8 bit, pari a 256 livelli, abbiamo una tolleranza del valore digitalizzato, come da tabella n° 4.

Tabella 4 - Valori di tensione di imput e tolleranze
Tabella 4 - Valori di tensione di imput e tolleranze

Questi valori garantiscono una buona precisione nella registrazione del dato. Dopo aver preso in considerazione gli elementi dell’hardware che costituiscono i generatori dei dati d’ingresso, mancava ancora la possibilità di organizzare i dati da memorizzare sul floppy che potevano essere utilizzati successivamente per l’analisi.
Posto come obbiettivo che i dati da analizzare sono i valori ripresi nell’arco delle ore relative al passaggio del sole al meridiano, e perciò in un tempo massimo di 4-5 ore per poi confrontarli nell’arco del mese, si è convenuto di memorizzare giornalmente due file: uno relativo ad ogni valore analogico in ingresso, convertirlo in valore digitale con lettura effettuata ogni secondo, il secondo file solo con le medie dei valori effettuati per ogni minuto di registrazione.
Tenuto conto che oltre allo scopo prefissato, la memorizzazione dei dati può avere una durata superiore alle ore stabilite e avendo un sistema di antenne ad inseguimento del sole, il dato doveva essere organizzato nel file in modo da occupare il minor spazio possibile, poi organizzando il tutto tramite un database che avrebbe aumentato la memoria del file.
Ci è sembrato più logico fare in modo che i dati fossero memorizzati, mano a mano che venivano elaborati direttamente in un buffer di memoria del Pc, in forma sequenziale, nel formato in cui ogni byte da 8 bit contenesse un’informazione completa, così da evitare di accedere al disco in continuazione per archiviare i dati in formato record e, solamente al termine della registrazione, trasferirli sul disco.

Nel primo file ogni byte memorizzato contiene un dato inerente al valore letto per ogni secondo ed elementi necessari per l’analisi dello stesso. Il file utilizza blocchi da 128 byte e se ogni blocco contiene 2 minuti di registrazione si ha di conseguenza un file che occupa 46 Kb come valore massimo per 12 ore di registrazione; ma considerato che la registrazione dura mediamente dalle 4 alle 6 ore, abbiamo il file che occupa da 15 Kb a 23 Kb.
Questo ci permette tranquillamente d’impegnare mediamente un disco da 720 Kb; ed era quello che ci serviva visto il tipo di Pc usato per le registrazioni. Se le registrazioni sono effettuate per la durata massima di 12 ore, avremo in questo caso due dischi per ogni mese oppure un disco da 1,44 Mb se utilizziamo un altro Pc per l’analisi dei dati.
Per sfruttare al massimo i blocchi da 128 byte, i dati sono stati organizzati come rappresentato da tabella n° 5. A questo file viene assegnato un nome composto da una sigla con l’aggiunta del giorno di registrazione più il numero dei blocchi utilizzati per memorizzare i dati che saranno utili ad una successiva analisi.

Tabella n. 5 – Elementi memorizzati nel blocco da 128 byte – file**. Dat
Tabella n. 5 – Elementi memorizzati nel blocco da 128 byte – file**. Dat

Il secondo file che viene memorizzato, che è associato al primo, è un file composto da un numero fisso di 2944 byte pari a 736 blocchi di 4 byte, dove vengono registrati solo i valori relativi alle medie di ogni minuto con i valori di coefficiente di amplificazione e tempi relativi ad ogni minuto. Al blocco i dati vengono assegnati secondo lo schema di tabella n° 6. Al secondo file viene assegnato un nome che comprende anche il giorno di registrazione.

Tabella n. 6 - Elementi memorizzati nel blocco da 128 byte – file**. Med
Tabella n. 6 - Elementi memorizzati nel blocco da 128 byte – file**. Med

Descrizione programmi

Risolto il problema di registrazione dati nei file, passiamo alla descrizione dei programmi di memorizzazione e analisi dei dati. Si è preferito, durante la stesura dei programmi, lasciare ogni applicazione separata e non accorparla in un unico programma per poterli modificare e mettere a punto facilmente senza interferire con gli altri programmi.
Questa soluzione è stata necessaria in quanto il programma di base di input dati deve essere utilizzato sul Pc portatile con scheda grafica CGA 640*200 e, non volendo perdere in risoluzione grafica nelle analisi dei dati ed eventualmente nella stampa delle schermate visualizzate, si è realizzato in modo che siano i programmi stessi a verificare il tipo di scheda grafica usata e settarsi automaticamente anche per le versioni EGA-VGA.
In tutto sono stati realizzati 7 programmi, che di seguito vengono descritti brevemente nelle loro funzioni principali.

CONFIGURAZIONE PARAMETRI - Questo è un file in formato testo che contiene tutti i parametri utilizzati dai programmi che sono modificabili con qualsiasi editor, per poter adattare i programmi a qualsiasi esigenza di registrazione.

AVVIO - Questo programma mostra i parametri del file “configurazione parametri” e permette la loro modifica. Poi presenta il menù per la scelta degli altri programmi (anche se non necessario è un aiuto a video per la gestione degli stessi).

INPUT DATI - Il programma verifica il collegamento con la scheda A/D, via porta Centronics, settando i suoi parametri; poi viene fatta la verifica della presenza e capienza dei floppy nonché la richiesta dei seguenti parametri: valore di amplificazione, ora e minuto d’inizio, ora e minuto di fine registrazione.

E’ selezionabile l’avvio manuale o automatico impostando il giorno e il mese di fine registrazione. Dopo l’inserimento di questi parametri compare la maschera di attesa registrazione dati dove vengono visualizzati la data, i parametri di settaggio registrazione e l’orologio (fig. 9).

Tabella n. 6 - Elementi memorizzati nel blocco da 128 byte – file**. Med
Tabella n. 6 - Elementi memorizzati nel blocco da 128 byte – file**. Med

La sincronizzazione dei dati letti avviene tramite l’orologio del Pc.

Figura n- 9 – Maschera di attesa inizio registrazione
Figura n- 9 – Maschera di attesa inizio registrazione

L’inizio di registrazione dei dati avviene in modo automatico all’ora stabilita dai dati d’inizio registrazione, mentre la fine registrazione avviene, o all’ora stabilita dai dati di fine registrazione, oppure per necessità in qualsiasi momento. I valori di amplificazione possono essere modificati durante la registrazione secondo il valore del segnale prodotto dall’interferometro.
Durante la fase acquisizione dati a video, vengono visualizzati nella parte superiore dello schermo, a forma di istogramma, i valori di input per ogni secondo. Nella parte inferiore vengono visualizzate le medie di ogni minuto, mentre i valori e i parametri di lettura vengono visualizzati in formato testo nella parte destra dello schermo. Questa visualizzazione permette un controllo immediato sull’andamento dei dati in ingresso al Pc (fig. 10).

Figura n. 10 – Maschera di registrazione dati
Figura n. 10 – Maschera di registrazione dati

Al termine del tempo di fine registrazione impostato, o dopo l’interruzione fatta da noi, il programma chiude il file e li memorizza sul dischetto.
Se la scelta è stata di riavvio automatico, il programma si predispone per registrare in automatico i dati del giorno seguente, in questo caso sino al giorno impostato di fine automatismo. L’impostazione automatica è molto utile quando non è possibile essere presenti alla stazione di registrazione per lunghi periodi, anche se ci vorrebbe sempre un controllo più appropriato sull’alimentazione dell’intero sistema. Ma un po’ di rischio ci vuole.

Analisi giornaliera

Questo programma permette di scegliere fra tutti i file registrati, il file che si vuole analizzare nel dettaglio, caricando il file dei dati completi (*DAT) ed il file delle medie (*MED). La schermata di base visualizza i dati relativi alla media di ogni minuto in formato istogramma e per un blocco relativo a 5 ore.
Nella parte inferiore del grafico viene rappresentata sia la scala graduata relativa all’orario corrispondente della registrazione sia tutti i parametri relativi ai calcoli delle medie minime e massime riscontrate nella giornata, evidenziando i picchi minimi e massimi e l’ora in cui sono avvenuti (fig. 11).
Si ha la possibilità di far scorrere il grafico a sinistra o a destra per visualizzare la parte eccedente e non rappresentata a video. Per rappresentare meglio l’andamento dei dati registrati, si ha la possibilità di visualizzare il tutto in forma di linea che segue l’andamento dei picchi rilevati (fig. 12). Per analizzare meglio il dato si può scegliere, tramite cursore che scorre sulla barra d’indicazione, le ore della della giornata e il minuto da analizzare permettendo di visualizzare i valori registrati ogni secondo (fig. 13).

Figura n. 11 – Istogramma delle medie di ogni giorno
Figura n. 11 – Istogramma delle medie di ogni giorno
Figura n. 12 – Rappresentazione con linea delle medie di ogni minuto
Figura n. 12 – Rappresentazione con linea delle medie di ogni minuto
Figura n. 13 – Visualizzazione del minuto selezionato
Figura n. 13 – Visualizzazione del minuto selezionato

Il programma è corredato di una routine che permette l’hardcopy della schermata sia in formato CGA e in formato EGA-VGA che per stampanti in emulazione Epson FX80.

Analisi dato mensile

Il terzo programma carica tutti i file del mese (2944 byte ogni file) relativi alle medie di ogni minuto e permette l’analisi mensile dei dati registrati visualizzando a video, in formato istogramma, sia i valori medi positivi e negativi che i picchi massimi positivi e negativi. Contemporaneamente visualizza, in formato testo, tutti i parametri del mese evidenziando giorno per giorno, ora d’inizio e fine registrazione, ora e minuto in cui si è verificato il picco più alto positivo e più basso negativo, il loro valore, le medie positive e negative e infine il coefficiente di amplificazione (tab. 3).
Il programma, dopo il caricamento, genera un file che memorizza sul disco tutti i dati relativi al mese preso in considerazione. Questo file può essere distribuito a tutti coloro che ne facciano richiesta per studio o analisi comparativa. Anche questo programma permette di fare hardcopy dei diagrammi visualizzati (fig. 14-15-16-17).

Figura n. 14 – Grafico a barre dei valori massimi giornalieri del mese di aprile 1992
Figura n. 14 – Grafico a barre dei valori massimi giornalieri del mese di aprile 1992
Figura n- 15 – Grafico a barre dei valori negativi giornalieri del mese di aprile 1992
Figura n- 15 – Grafico a barre dei valori negativi giornalieri del mese di aprile 1992
Figura n. 16 – Grafico a barre delle medie massime mensili di Aprile 1992
Figura n. 16 – Grafico a barre delle medie massime mensili di Aprile 1992
Figura n. 17 – Grafico a barre delle medie negative mensili di Aprile 1992
Figura n. 17 – Grafico a barre delle medie negative mensili di Aprile 1992
Creazione file annuale

Questo programma memorizza sul disco un file con i parametri ricavati durante l’anno delle medie positive e negative. I parametri saranno desunti dai file stampati di ogni mese e registrati manualmente.

Analisi annuale

Il programma permette il caricamento dei file creati con il programma precedente, visualizza a video gli istogrammi relativi all’andamento annuale dei valori delle medie sia positive che negative, consente, se più file saranno creati, di verificare l’andamento su più anni consecutivi (fig. 18-19). È possibile avere hardcopy delle videate o la stampa della tabella dei valori (tab. 8).

Figura n. 18 – Grafico a barre delle medie massime annuali nel 1992
Figura n. 18 – Grafico a barre delle medie massime annuali nel 1992
Figura n. 19 – Grafico a barre delle medie minime mensili del 1992
Figura n. 19 – Grafico a barre delle medie minime mensili del 1992
Tabella n. 8 – Medie massime e minime mensili registrate nell’anno 1992
Tabella n. 8 – Medie massime e minime mensili registrate nell’anno 1992

Se pensiamo che sino a poco più di un secolo fa le sole informazioni che l’uomo possedeva sull’universo erano nel visibile, nella seconda metà dell’ottocento, con l’avvento della fotografia, e successivamente con la scoperta della termocoppia, queste tecniche permisero l’estensione delle indagini astronomiche dall’ultravioletto all’infrarosso. Da circa un trentennio, con l’accessibilità economica delle tecniche d’indagine in questa particolare branca dell’astronomia, anche per noi astrofili sono aumentati l’interesse e la possibilità di contribuire alla conoscenza della nostra stella. In tal senso vi sono libri e dispense tecniche ad essi destinati. E chi fosse interessato alla radioastronomia consigliamo il testo: “Elementi di tecnica Radioastronomica“ C&C. Edizioni Radioelettroniche, Faenza Editrice.

Gli autori ringraziano i Dott.ri Paolo Zoblec e Mauro Messerotti dell’Osservatorio Astronomico di Trieste, non solo per i consigli e i suggerimenti dati, ma soprattutto per l’incoraggiamento a proseguire nell’attività radioastronomica.