<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" ><generator uri="https://jekyllrb.com/" version="4.3.2">Jekyll</generator><link href="https://sole.uai.it/feed.xml" rel="self" type="application/atom+xml" /><link href="https://sole.uai.it/" rel="alternate" type="text/html" /><updated>2023-10-24T15:31:02+02:00</updated><id>https://sole.uai.it/feed.xml</id><title type="html">Sezione Sole :: Unione Astrofili Italiani</title><subtitle>La sezione Sole della UAI si occupa di monitorare costantemente l&apos;attivita&apos; della nostra stella principalmente tramite l&apos;osservazione visuale. I dati vengono poi elaborati e confrontati coi dati dei principali centri di raccolta internazionali</subtitle><entry><title type="html">I filtri a tutta apertura e la compilazione della scheda di Sezione</title><link href="https://sole.uai.it/2023/04/10/manuale-sezione-sole-filtri-e-scheda-sezione.html" rel="alternate" type="text/html" title="I filtri a tutta apertura e la compilazione della scheda di Sezione" /><published>2023-04-10T00:00:00+02:00</published><updated>2023-04-10T00:00:00+02:00</updated><id>https://sole.uai.it/2023/04/10/manuale-sezione-sole-filtri-e-scheda-sezione</id><content type="html" xml:base="https://sole.uai.it/2023/04/10/manuale-sezione-sole-filtri-e-scheda-sezione.html"><![CDATA[<div class="paragraph">
<p>In questo nuovo capitolo scenderemo nel dettaglio dell’osservazione solare. Inizieremo dall’utilizzo dei filtri a tutta apertura e passando per il corretto orientamento dell’immagine arriveremo a compilare la scheda di Sezione UAI per rilevare l’attività solare in luce bianca.</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p><a href="/manuale/01_30_metodo-osservazione-solare.html">Vai alla nuovo capitolo del manuale</a></p>
</div>]]></content><author><name>Redazione</name></author><summary type="html"><![CDATA[In questo nuovo capitolo scenderemo nel dettaglio dell’osservazione solare. Inizieremo dall’utilizzo dei filtri a tutta apertura e passando per il corretto orientamento dell’immagine arriveremo a compilare la scheda di Sezione UAI per rilevare l’attività solare in luce bianca.]]></summary></entry><entry><title type="html">Osservare l’attività del sole tramite i disturbi ionosferici (SID)</title><link href="https://sole.uai.it/2022/06/22/osservare-fenomeni-fotosferici-tramite-sid.html" rel="alternate" type="text/html" title="Osservare l’attività del sole tramite i disturbi ionosferici (SID)" /><published>2022-06-22T00:00:00+02:00</published><updated>2022-06-22T00:00:00+02:00</updated><id>https://sole.uai.it/2022/06/22/osservare-fenomeni-fotosferici-tramite-sid</id><content type="html" xml:base="https://sole.uai.it/2022/06/22/osservare-fenomeni-fotosferici-tramite-sid.html"><![CDATA[<div class="paragraph">
<p>Tra le molteplici tecniche di osservazione disponibili per l’osservazione del sole sta suscitando grande interesse tra gli astrofili l’osservazione dei disturbi ionosferici, chiamati brevemente SID (Sudden Ionospheric Disturbance).</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Come sappiamo il sole inonda continuamente lo spazio di radiazioni su svariate frequenze. Quando avvengono dei brillamenti (flares) il flusso delle radiazioni ultraviolette, di raggi X e addirittura raggi gamma aumenta sensibilmente colpendo la parte illuminata del globo terrestre. Queste radiazioni sono altamente energetiche e riescono a ionizzare gli strati D ed E della ionosfera posizionati tra i 48 e i 150 km, aumentandone lo spessore.</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>L’inspessimento dello strato D in particolare è legato ad una variazione della capacità di riflessione dei segnali radio da parte della ionosfera. Mentre i segnali ad onde corte sono nettamente penalizzati, al punto da rendere irraggiungibili le stazioni lontane che trasmettono su queste frequenze, quelli a bassissima frequenza sono riflessi in modo più efficiente. Possiamo quindi registrare i flare semplicemente osservando la variazione dell’intensità dei segnali su queste frequenze.</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Purtroppo er osservare questi segnali radio abbiamo bisogno di una stazione che trasmetta a frequenze molto basse ed è qui che entrano in gioco gli apparati spesso di carattere militare. Le stazioni di trasmissione per queste frequenze non sono realizzabili in piccola scala e meno ancora a livello amatoriale data l’enormità degli impianti necessari e la altissime potenze di trasmissione utilizzate.</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Le stazioni VLF (Very Low Frequencies) sono quei pochi centri di trasmissione e ricezione sparsi su tutto pianeta che trasmettono a frequenze tra 3 e 30 kHz. Sono solitamente stazioni militari o radar che trasmettono solamente segnali codificati, data anche l’impossibilità di codificare anche solo un banale segnale vocale a queste frequenze. Quello che interessa chi studia il sole non è il contenuto di questo messaggio, ma la variazione dell’intensità del segnale stesso, soprattutto da quelle stazioni che trasmettono costantemente.</p>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/sid_2022-02-12.jpg" alt="SID del 22 febbraio 2022">
</div>
<div class="title">Figure 1. SID del 22 febbraio 2022</div>
</div>
<div class="paragraph">
<p>In questa rilevazione effettuata da Roberto Battaiola della Sezione Sole dell’UAI si nota chiaramente l’evento di intensità M1.4. In questo caso il brillamento ha causato un effetto inverso a quello tipico causando un peggioramento della propagazione dei segnali (picco negativo). L’altro picco negativo precedente è invece normale ed avviene ogni giorno quando sorge il sole. L’orgine del segnale è HWU originato dal trasmettitore vicino Rosnay nella parte centrale della Francia
Tra le varie stazioni VLF quelle più interessanti sono quelle più lontane. Il segnale dovrà rimbalzare più volte sulla ionosfera per raggiungere il nostro ricevitore evidenziando ulteriormente l’effetto del brillamento sulla ionosfera. Purtroppo però un segnale lontano è anche molto più attenuato e quindi più difficile da ricevere. Dall’Italia sono particolarmente interessanti soprattutto le stazioni HWU (Rosnay, Francia), ICV (Isola Tavolara, Sardegna), ma anche DHO (Germania), JXN (Norvegia), FTA (Francia), GQD (Regno Unito)</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Questi che seguono sono altri eventi registrati sempre da Roberto Battaiola usando il segnale HWU di Rosnay.</p>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/sid_2022_03_22.jpg" alt="sid 2022 03 22">
</div>
<div class="title">Figure 2. SID del 22 febbraio 2022</div>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/sid_2022_03_14.jpg" alt="sid 2022 03 14">
</div>
<div class="title">Figure 3. SID del 14 marzo 2022</div>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/sid_2022_03_15.jpg" alt="sid 2022 03 15">
</div>
<div class="title">Figure 4. SID del 15 marzo 2022</div>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/sid_2022_03_20.jpg" alt="sid 2022 03 20">
</div>
<div class="title">Figure 5. SID del 20 marzo 2022</div>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/sid_2022_03_28.jpg" alt="sid 2022 03 28">
</div>
<div class="title">Figure 6. SID del 28 marzo 2022</div>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Anche AAVSO conduce un programma osservativo sui SID. A questo link potete leggere il bollettino di marzo 2022 relativo ad osservazioni fatte sul territorio americano. Se siete interessati a questo tipo di osservazioni scriveteci a nostro indirizzo email e iniziate a partecipare e a condividere le vostre esperienze osservative sul sole.</p>
</div>]]></content><author><name>Redazione</name></author><summary type="html"><![CDATA[Tra le molteplici tecniche di osservazione disponibili per l’osservazione del sole sta suscitando grande interesse tra gli astrofili l’osservazione dei disturbi ionosferici, chiamati brevemente SID (Sudden Ionospheric Disturbance).]]></summary></entry><entry><title type="html">Le regioni attive 2993, 2994, 2995 e 3014</title><link href="https://sole.uai.it/2022/05/07/regioni-attive-2993-2994-2995-3014.html" rel="alternate" type="text/html" title="Le regioni attive 2993, 2994, 2995 e 3014" /><published>2022-05-07T00:00:00+02:00</published><updated>2022-05-07T00:00:00+02:00</updated><id>https://sole.uai.it/2022/05/07/regioni-attive-2993-2994-2995-3014</id><content type="html" xml:base="https://sole.uai.it/2022/05/07/regioni-attive-2993-2994-2995-3014.html"><![CDATA[<div class="paragraph">
<p>Il 28 di aprile  alle 9:15 (UT) Luigi Morrone è riuscito a realizzare questa bellissima immagine del bordo solare poco prima della scomparsa delle regioni attive 2993/4/5.</p>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/white_light_colo_2022-04.jpg" alt="white light colo 2022 04">
</div>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/04/white_light_2022-04.jpg" alt="white light 2022 04">
</div>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Per realizzare questo scatto ha utilizzato</p>
</div>
<div class="ulist">
<ul>
<li>
<p>Telescopio: Celestron C14 Edge HD (355mm)</p>
</li>
<li>
<p>Montatura equatoriale: Fornax 52</p>
</li>
<li>
<p>Camera di ripresa: Player One Apollo-M Max</p>
</li>
<li>
<p>Filtro solare: Astrosolar ND 3.8</p>
</li>
<li>
<p>Filtro IR: Baader IR685nm</p>
</li>
</ul>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Per realizzare questa immagine sono stati acquisiti diversi filmati, ognuno da 30 secondi, per un totale di circa 30GB di dati utilizzando il software <em>FireCapture</em>. Dopo aver scelto il filmato migliore è stato usato <em>Atostakkert! 3.0</em> per sommare circa 100 immagini. Attraverso le funzioni di <em>wavelet analysis</em> del software <em>Iris</em> sono stati evidenziati i dettagli. Tutto il post-processing di carattere più estetico è stato fatto con <em>Adobe Photoshop</em></p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Quest&#8217;ultima è l&#8217;immagine finale monocromatica, quella di copertina è stata colorata artificialmente.</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Immagine della AR 3114 del 21 maggio 2022 alle 12:00 (UT) in condizioni di ottimo seeing sempre con la stessa tecnica:</p>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/03/ar3014_white_lmorr.jpeg" alt="ar3014 white lmorr">
</div>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Altre immagini di Luigi Morrone potete vederle sulla sua <a href="https://www.facebook.com/maria.camicia.9">pagina Facebook</a></p>
</div>]]></content><author><name>Le regioni attive sono quelle zone del Sole dove sono presenti forti campi magnetici. La gran parte dei brillamenti (&amp;lt;em&amp;gt;flares&amp;lt;/em&amp;gt;) e delle espulsioni di massa coronale (_CME - Coronal Mass Ejections_) provengono proprio da queste aree. In queste zone spesso sono presenti macchie solari (_sunspots_).</name></author><summary type="html"><![CDATA[Il 28 di aprile alle 9:15 (UT) Luigi Morrone è riuscito a realizzare questa bellissima immagine del bordo solare poco prima della scomparsa delle regioni attive 2993/4/5.]]></summary></entry><entry><title type="html">L’undicesima orbita del Parker Solar Probe</title><link href="https://sole.uai.it/2022/02/21/parker-solar-probe-allundicesimo-perielio.html" rel="alternate" type="text/html" title="L’undicesima orbita del Parker Solar Probe" /><published>2022-02-21T00:00:00+01:00</published><updated>2022-02-21T00:00:00+01:00</updated><id>https://sole.uai.it/2022/02/21/parker-solar-probe-allundicesimo-perielio</id><content type="html" xml:base="https://sole.uai.it/2022/02/21/parker-solar-probe-allundicesimo-perielio.html"><![CDATA[<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/03/psp-in-corona.png" alt="psp in corona">
</div>
<div class="title">Figure 1. 28 aprile 2021. La sonda Parker Solar Probe entra per la prima volta nella corona solare attraversando la superficie critica di Alfvén. Ripeterà questo percorso molte volte fino ad avvicinarsi a 6 milioni di chilometri dalla superficie solare. Credit: NASA/Johns Hopkins APL</div>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Nel passaggio del 28 aprile 2021 la sonda aveva attraversato per la prima volta la <em>superfice critica di Alfvén</em>, entrando così effettivamente nella corona solare e anche nella storia. La corona solare è composta principalmente da plasma a temperature di milioni di gradi Kelvin e non è normalmente visibile dalla Terra se non durante le eclissi di sole. &nbsp;Gli intensi campi magnetici, combinati con la forza gravitazionale esercitata dalla massa solare, riescono a trattenere le particelle cariche del plasma della corona solo fino ad una certa distanza, chiamata appunto superficie critica di Alfvén. Da questo punto in poi il flusso di particelle diventa diretto esclusivamente verso lo spazio esterno e viene chiamato <strong>vento solare</strong>.</p>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/03/psp_in_switchbacks.png" alt="psp in switchbacks">
</div>
<div class="title">Figure 2. Illustrazione che mostra il passaggio della sonda Parker Solar Probe attraverso uno zig-zag (switchback) del campo magnetico. Credit: NASA/Johns Hopkins APL</div>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Lo scopo della missione è quello di studiare la corona solare entrando sempre più in profondità in questa zona dell’atmosfera del sole ancora poco conosciuta. Tra le tante domande che fanno passare da anni notti insonni agli astrofisici, la prima riguarda la temperatura della corona solare. <strong>Come fa a trovarsi a temperature di milioni di gradi quando la fotosfera è nell’ordine delle migliaia?</strong> Un altro mistero riguarda il flusso di particelle che sfuggendo dai campi magnetici forma il vento solare. <strong>Come fa questo flusso a raggiungere velocità di centinaia di chilometri al secondo?</strong> Un altro fenomeno ancora non del tutto chiarito è la presenza degli “switchbacks”, una sorta di zig-zag del campo magnetico che sembrano originarsi nei punti di contatto di due celle convettive adiacenti della fotosfera.</p>
</div>
<div class="imageblock">
<div class="content">
<img src="https://sole.uai.it/assets/media/2023/03/cell_switchback.png" alt="cell switchback">
</div>
<div class="title">Figure 3. Nell&#8217;illustrazione un dettaglio della fotosfera con visibile il flusso a zig-zag dei campi magnetici che originandosi dai punti di contatto tra celle adiacenti si pensa possano essere proprio quelli osservati dalla Parker Solar probe ad una distanza molto maggiore. Credit: NASA/Johns Hopkins APL</div>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Nei prossimi mesi i dati raccolti dalla sonda verranno resi disponibili e ci faranno conoscere qualcosa in più dell’unica stella che abbiamo abbastanza vicino da poter essere studiata nel dettaglio.</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>Per maggiori dettagli sulla sonda si può visitare il sito dedicato della NASA:</p>
</div>
<div class="paragraph">
<p><a href="https://www.nasa.gov/content/goddard/parker-solar-probe" class="bare">https://www.nasa.gov/content/goddard/parker-solar-probe</a></p>
</div>
<div class="paragraph">
<p>La sonda contiene 4 strumenti gestiti da altrettanti enti:</p>
</div>
<div class="ulist">
<ul>
<li>
<p>FIELDS - <a href="https://fields.ssl.berkeley.edu/" class="bare">https://fields.ssl.berkeley.edu/</a></p>
</li>
<li>
<p>ISʘIS - <a href="https://spacephysics.princeton.edu/missions-instruments/isois"" class="bare">https://spacephysics.princeton.edu/missions-instruments/isois"</a></p>
</li>
<li>
<p>WISPR - <a href="https://wispr.nrl.navy.mil/" class="bare">https://wispr.nrl.navy.mil/</a></p>
</li>
<li>
<p>SWEAP - <a href="http://sweap.cfa.harvard.edu/" class="bare">http://sweap.cfa.harvard.edu/</a></p>
</li>
</ul>
</div>]]></content><author><name>Il 22 febbraio 2022 è iniziata la nuova fase di massimo avvicinamento al Sole da parte della sonda Parker Solar Probe. La sonda arriverà all&amp;amp;#8217;undicesimo perielio il 25 febbraio 2022 alle ore 16:36 (ora italiana) quando passerà a solo 8.53 milioni di chilometri dal sole.</name></author><summary type="html"><![CDATA[Figure 1. 28 aprile 2021. La sonda Parker Solar Probe entra per la prima volta nella corona solare attraversando la superficie critica di Alfvén. Ripeterà questo percorso molte volte fino ad avvicinarsi a 6 milioni di chilometri dalla superficie solare. Credit: NASA/Johns Hopkins APL]]></summary></entry></feed>